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Seminario interregionale Napoli su Autonomia differenziata

  pubblicata il 12/11/2019

Sintesi degli interventi e galleria fotografica del Seminario interregionale svoltosi a Napoli il 7 novembre 2019.

 

Seminario interregionale Napoli - 7 nov. 2019

Al ventunesimo piano del grattacielo sede del Consiglio regionale della Campania, nella prestigiosa cornice della Sala Caduti di Nassiriya, il 7 novembre 2019 si è svolto il Seminario interregionale “Autonomia differenziata e regionalizzazione dell’istruzione”, organizzato dalla Sezione ANDIS della Campania, in collaborazione con le Sezioni Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Ha egregiamente coordinato i lavori la giornalista Maria Beatrice Crisci.

In apertura la Vicepresidente Regionale Claudia La Pietra ha voluto ringraziare innanzitutto il Presidente della Regione Campania per aver concesso il Patrocinio e l’utilizzo del logo per l’importante evento. La Pietra è passata poi a  ringraziare per la squisita ospitalità la presidente del Consiglio Regionale della Campania Rosa D’Amelio e il Presidente Regionale dell’ANDIS-Campania  Pasquale La Femina, impossibilitato ad intervenire pur avendo curato in tutti i dettagli l’organizzazione dell’iniziativa.

In una sala  gremita in ogni ordine di posti, con la presenza di delegazioni di dirigenti scolastici provenienti anche dalle regioni coinvolte, ha preso la parola la Presidente del Consiglio Regionale della Campania Rosa D'Amelio la quale ha  voluto subito chiarire che da tempo, anche nella qualità di Presidente della Conferenza dei Consigli regionali d’Italia, segue il dibattito nazionale sull’autonomia differenziata e che si è molto impegnata per scongiurare una deriva che mortificasse ulteriormente il Mezzogiorno. In merito alla proposta di regionalizzazione avanzata dal Veneto, la D’Amelio ha obiettato che essa spazia in troppi campi, dalla programmazione della rete scolastica alla definizione del fabbisogno di personale, dall’assegnazione dei contributi alle scuole private all’organizzazione del rapporto di lavoro, con l’evidente rischio di accentuare le disparità già esistenti tra regioni più ricche e regioni più povere del Paese. Secondo la D’Amelio quella del Veneto è una proposta irricevibile sia per ragioni culturali che per ragioni economiche.

È indubbio che la scuola e l’istruzione devono garantire pari opportunità di partenza a tutti i ragazzi. Una scuola unitaria, diffusa sul territorio nazionale, quanto più universale possibile e dai contenuti uniformi è garanzia della costruzione di una comunità e di un’identità comune. L’istruzione non può che essere gestita a livello nazionale, dare pari opportunità al Nord come al Sud: non si può pensare che ogni Regione possa organizzarsi in base alle risorse che incassa. Questo sarebbe un messaggio devastante per l’unità del nostro Paese.

Successivamente è intervenuta l’Assessore all’Istruzione, Politiche giovanili e sociali della regione Campania Lucia Fortini, che ha osservato tra l’altro che l’autonomia differenziata e la scuola sono temi delicati che difficilmente potranno conciliarsi nonostante il tentativo di alcune regioni di tenerle insieme.       Ha ribadito che la scuola non eroga un servizio, ma è funzione dello Stato. È il patrimonio unitario di tutti noi italiani, indistintamente dal luogo in cui viviamo. Ci ha resi forti, competitivi, vincenti in tanti settori, in tante parti del mondo. La Fortini si è mostrata ottimista e fiduciosa nella linea del nuovo Governo che pare aver impostato il lavoro sui binari del confronto, della solidarietà e della tutela dell’unità nazionale. Si può reggere la sfida dell’efficienza – ha concluso l’Assessore - a condizione che ci siano determinate risorse. Non può funzionare il criterio della spesa storica, servono criteri oggettivi... Bisogna partire dalla definizione dei LEP.

Subito dopo i saluti iniziali, ha preso la parola il Presidente SVIMEZ  Adriano Giannola che nel suo articolato e interessantissimo intervento ha inquadrato la problematica dell’autonomia rafforzata nel suo sviluppo storico-economico affermando che, nonostante siano attualmente mutate le condizioni politiche, la preoccupazione per l’introduzione di un’autonomia differenziata ancora permane. Le Regioni che chiedono più autonomia non vogliono cambiare la Costituzione, vogliono evadere dalla Costituzione… Con le imposte erariali lo Stato deve provvedere alla fornitura dei servizi fondamentali che sono l’istruzione, la sanità e la mobilità, garantendo i Livelli Essenziali delle Prestazioni. Secondo la Costituzione tutti i cittadini devono essere posti nelle stesse condizioni.

Le Regioni non possono pretendere la restituzione del residuo fiscale perché quelle risorse sono dei cittadini. Questa teoria del diritto alla restituzione è quella che muove le regioni c.d. forti (che poi forti non sono perché sono in crisi come tutte le regioni).   E’ un sottile gioco che non chiede più la secessione del Nord.

Secondo l’art.117 c. 7 della Costituzione le Regioni potrebbero fare contratti tra di loro al di fuori del Parlamento per costituire organismi più ampi (ad es. la Confederazione del Nord)...

In realtà il progetto di Autonomia è un progetto di secessione sostenibile, ma guai alla secessione formale. In caso di secessione le Regioni del Nord dovrebbero versare allo Stato parte del valore del patrimonio e pagare parte del debito pubblico nazionale. Si capisce perché la secessione non conviene più…

L’Italia almeno da 20 anni è in stagnazione, in caduta libera. Il sistema Paese non funziona. La Lombardia era la 30^ regione d’Europa, oggi è al 43° posto. Il Piemonte era al 58° posto, oggi è al 79°. Questo ci dà l’idea del dramma italiano.

L’autonomia differenziata è solo una via di fuga, è un’illusione contabile e soprattutto un’operazione  mediatica. Queste presunte virtù non ci sono, perché il Nord è in retromarcia anche in conseguenza del crollo del Sud. Non c’è consapevolezza del nesso di interdipendenza tra Nord e Sud.

La legge Calderoli del 2009 istituiva un fondo di perequazione anche infrastrutturale.

Serve una indagine sul Mezzogiorno. Lombardia e Veneto parlano solo di spesa storica, accampano il diritto alla restituzione (la differenza tra gli incassi che lo Stato fa in quelle regioni e la spesa che finanzia). Il Veneto pretende la restituzione del 90% del residuo fiscale. Ma in un’operazione di perequazione i cittadini del Sud dovrebbero avere indietro almeno 3.000 euro pro-capite. Quando ci sarà, la Legge quadro che il Ministro Boccia ha promesso dovrà essere necessariamente rispondente alla Costituzione (art.119). Quando si dovesse fare, il Sud comparirà con un credito di 50 miliardi all’anno. E questo sarà certificato dal Governo... L’unica soluzione è che si dia priorità alla restituzione dei diritti civili, quelli che finora sono stati penalizzati. Tra 20 anni il Sud avrà perso 5 milioni di abitanti. Oggi è la parte più giovane del Paese, allora sarà la parte più vecchia. Occorre trovare un’alternativa che non è l’autonomia… Il Mediterraneo è al centro del mondo e l’Italia non conta niente né politicamente né produttivamente… Se vogliamo rispettare i principi che l’Europa si è dati sull’economia verde, le petroliere non dovrebbero andare sul mare del Nord, si dovrebbero fermare in Sicilia, da lì dovrebbe partire il corridoio Palermo-Berlino.

L’Italia ha un’enorme quantità di opzioni purchè le faccia al Sud. Bisogna capovolgere il Paese.

 

Successivamente è intervenuto il dirigente scolastico Mauro Mangano, membro del direttivo dell’ANDIS Sicilia, che ha sostenuto che le proposte di intesa sull’autonomia differenziata in materia di istruzione sollevano molti interrogativi che si possono raccogliere in tre ordini di considerazioni. Il primo è di carattere, per così dire, burocratico-amministrativo, cioè l’esame di quali competenze sono attualmente decentrate e quali centralizzate e come le intese proposte cambierebbero lo stato attuale di cose. Nella richiesta delle regioni di avocare a sé maggiori competenze c’è evidentemente anche una sottovalutazione del senso dell’autonomia scolastica, del lavoro compiuto in questi decenni dai Dirigenti e dalle Comunità Scolastiche dando vita anche, in molti casi, a reti territoriali capaci di importanti esperienze. In definitiva le regioni possono vantare già a legislazione vigente un ampissimo campo di competenze sull’istruzione, che davvero non sembra giustificare la richiesta di trasferire loro questa materia.

Allarghiamo il ragionamento dal tema delle competenze a quello delle risorse  e delle scelte, per così dire, politiche. I dati sull’impiego delle risorse ci dicono che laddove regioni o enti territoriali abbiano scelto di investire risorse sulla scuola lo hanno potuto fare, possono farlo, e gli effetti sono ben visibili già ora.  Risulta difficile comprendere le ragioni della regionalizzazione anche analizzando il livello politico delle decisioni. L’analisi dei dati semmai ci porta a svolgere un’altra considerazione, cioè l’inadeguatezza dell’uso delle medie statistiche su base regionale  per fare un ragionamento completo sulla scuola. Se i dati per regione si disaggregano, infatti, emerge la distanza che in molte regioni esiste tra le scuole dei centri urbani e quelle delle zone montane, la difficoltà delle scuole collocate nelle aree interne del paese, al nord come al sud, le complessità particolari delle scuole nelle aree esposte a forti processi migratori, siano essi di emigrazione come di immigrazione. Alla specificità di questi temi non serve un livello regionale di decisione e di intervento, quanto piuttosto una politica generale che si occupi dei temi del reclutamento di Dirigenti e Docenti e del loro ruolo in aree oggettivamente svantaggiate dell’Italia, distanti geograficamente quanto simili per problemi e difficoltà.

                Allora occorrerebbe svolgere una riflessione su un terzo livello, quello culturale, l’idea stessa della funzione della scuola nella società contemporanea, perchè l’impressione è che la proposta della regionalizzazione, cioè dell’ulteriore frammentazione del sistema formativo, in una società italiana che i più recenti documenti dello Svimez disegnano come già terribilmente disgregata e impoverita, rispecchi la concezione di una scuola che si fa specchio dell’esistente, dei limiti e delle povertà del presente. Noi operatori della scuola vediamo invece ogni giorno nelle nostre aule l’immagine di una società diversa, vediamo la possibilità di un futuro fatto di inclusione, di giustizia, di speranza, e crediamo che sia proprio la scuola il luogo in cui si progetta e si prefigura il futuro, crediamo che sia la società a poter diventare, domani, quello che la scuola è già oggi.

 

Per la Segreteria Generale della FLC-CGIL ha preso la parola Armando Catalano,  il quale ha precisato che la scuola è un servizio sociale istituzionale e costituzionale…  la scuola e l’istruzione devono essere tenute fuori da un’ipotesi di autonomia differenziata…  questa è una regressione culturale antistorica perché esalta una cultura regionale. Nella prospettiva avanzata nelle bozze di intese, l’autonomia differenziata - ha continuato Catalano - vuol dire frantumazione del sistema scolastico nazionale che deve invece garantire la parità del diritto all’istruzione in maniera uguale a tutti i cittadini sul territorio nazionale.

Si è poi soffermato sulla necessaria definizione dei LEP, precisando che una volta determinati non potranno essere ignorati, che  devono scaturire da un processo ampio che coinvolga le forze sociali e politiche. La scuola è l’unica autonomia funzionale di rango costituzionale a non avere un organo di rappresentanza proprio. Dunque la sfida da seguire è la seguente: legge di principio; LEP; fabbisogni standard; specificità motivate e ragioni territoriali.

 

Camilla Sgambato, responsabile scuola del PD in Campania, dopo aver espresso apprezzamenti all’A.N.D.I.S. della Campania per aver organizzato un dibattito pubblico sugli effetti del regionalismo sulla scuola, ha affermato:  è una questione tutta politica, non tecnico-amministrativa, che va dunque affrontata con calma e trasparenza. Il metodo dell’intesa è sbagliato e anticostituzionale, perché taglia fuori il Parlamento e non tiene conto della Corte Costituzionale. Non può passare sotto silenzio quello che sta succedendo. Gli errori li abbiamo commessi noi con Gentiloni… Boccia fa bene a riportare la questione in Parlamento chiedendo l’emanazione di una legge. Prendiamoci la nostra parte di responsabilità e vediamo cosa fare.  Bisogna portare al successo formativo anche i non capaci e  i non meritevoli. Non si sa se questo Governo avrà la forza di tenere al centro la scuola,   serve un investimento sul Paese che tenga insieme le due parti d’Italia.

 

Paola Serafin, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici della CISL Scuola, ha sostenuto tra l’altro che bisogna tenere vivo il dibattito sulla regionalizzazione perché è stato a lungo sopito. Non ci sono solo aspetti economici ma ci sono scenari culturali che preoccupano, perché incidono sull’identità dello Stato e della nostra cultura. L’autonomia va anche bene, ma all’interno di un quadro normativo molto chiaro. Aspettiamo la legge quadro di cui parla il Ministro Boccia. Non siamo  contrari a prescindere, ma siamo contrari all’idea di un Paese spaccato, a ragionamenti che ci preoccupano, alla perdita di funzioni dello Stato... La scuola non può essere alienata perché costruisce l’identità nazionale. 

 

Nel suo appassionato intervento il Segretario generale della UIL Scuola Pino Turi ha affermato perentoriamente: dobbiamo uscire dai confini, l’argomento va affrontato a mani nude, in questo Paese si è persa la bussola. Contro l’autonomia differenziata abbiamo raccolto le firme, abbiamo parlato con i colleghi anche con quelli del Veneto che non sono d’accordo… la scuola non si tocca. La scuola e l’istruzione non sono un servizio ma una funzione dello Stato allo stesso livello della difesa, della magistratura… non bisogna confondere diritti e profitti. Se si vuole uscire dalla crisi occorre mettere insieme il Paese, non dividerlo. Bisogna difendere gli antichi valori e bloccare dall’inizio questi elementi distruttivi che vanno ad incidere sull’unità nazionale. E’ in atto il tentativo di mettere le mani sulla scuola, come è già successo per la sanità. Sono lieto di essere qua, l’ANDIS è un’associazione di persone libere. Ormai la politica ragiona in termini di convenienza. Dobbiamo riprendere in mano il valore della nostra professione che costituisce la classe dirigente del Paese. Bisogna difendere i principi della Costituzione e delle Resistenza, quella è una riforma di destra che ci porta indietro nella storia e nella società. I problemi non si risolvono con le divisioni.

 

In rappresentanza del Comune di Napoli erano presenti il Vice Sindaco Enrico Panini (che dopo alcuni minuti ha dovuto lasciare la sala per un’impellente necessità amministrativa) e l’Assessore all’Istruzione Anna Maria Palmieri, la quale ha voluto innanzitutto ringraziare l’ANDIS per aver promosso un dibattito su un tema così scottante. Il centrosinistra – ha affermato Palmieri – ha commesso grandi errori. Tra il 1997 e il 2001 il processo di decentramento è stato raccontato sul mantra dell’efficienza e dell’efficacia. Dietro questa visione c’erano dei vizi ideologici: 1. l’idea  che fosse un bene ridurre l’intervento centralizzato; 2. ci sono parti del Paese che vanno premiate perché virtuose; 3. ci sono parti del Paese che dovrebbero imparare dai virtuosi; 4. il Sud è incapace di spendere. Il federalismo fiscale è stato applicato a prescindere dai LEP. Mi viene il dubbio che il federalismo fiscale sia l’anticamera di una riforma ben più grave.

 

A conclusione dell’incontro, così ricco di spunti,  è infine intervenuto  il Presidente nazionale dell’A.N.D.I.S. Paolino Marotta il quale, dopo aver ringraziato tutti i relatori per il qualificato contributo offerto al dibattito, ha chiarito che l’A.N.D.I.S. non ha alcuna posizione pregiudiziale sull’argomento dell’autonomia differenziata e che la riflessione sarà approfondita nel prossimo Consiglio nazionale dell’A.N.D.I.S. del 13 e 14 novembre, sulla base degli elementi di conoscenza emersi sia nel corso dell’incontro organizzato a Milano dai Direttivi di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna che nel Seminario di Napoli.  Marotta ha voluto sottolineare che l’ANDIS non si lascia affascinare dalle narrazioni che girano, da 32 anni è abituata ad affrontare con rigore e spirito critico le proposte di innovazione ordinamentale. Il Presidente infine ha rivolto alle forze sociali e ai soggetti presenti l’invito a costituire un tavolo di lavoro finalizzato all’approfondimento dei temi e all’elaborazione di proposte condivise.

 

Al seminario non sono potuti intervenire a causa di impegni istituzionali non rinviabili:  Francesco Boccia, Ministro per gli Affari regionali; Vincenzo De Luca, Presidente Regione Campania; Peppe De Cristofaro, Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione; Luigi Gallo (M5S), Presidente VII Commissione Cultura della Camera; Mario Pittoni, Responsabile scuola della Lega e  Presidente 7^ Commissione Istruzione Senato; Lucia Vuolo, Eurodeputata della Lega; Michele Emiliano,  Vito Bardi, Mario Oliviero e Nello Musumeci, rispettivamente Presidenti delle regioni Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia; Aurelio Tommasetti, Rettore dell’Università degli Studi di Salerno.

 

 

 

 

 

 

           

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